2011.04.10 - Il lungo lavoro dell'Occidente


Di chi sono quegli uomini e quelle donne che, vittime della povertà e della guerra, accettano di attraversare il Mediterraneo su barche malmesse?

Non di loro stessi, purtroppo. È una cosa drammatica della quale noi occidentali ricchi siamo colpevoli. Neghiamo ai nostri simili aventi un colore della pelle appena più scuro il principio di autodeterminazione individuale e vogliamo essere noi a decidere del loro futuro, di dove debbano o non debbano recarsi.

Se questi esseri umani fossero stati barili di petrolio, valige di soldi o di diamanti, avrebbero trovato ogni frontiera spalancata. Essendo invece persone indigenti trovano aperti solo accampamenti adatti alle bestie e la malcelata ostilità di quei governanti i quali fino a pochi giorni fa applaudivano e appoggiavano i despoti al governo dei paesi del Nord Africa (Mubarak, Ben Alì e Gheddafi).
Maroni e Berlusconi concedono ai migranti dei permessi di soggiorno temporanei non perché animati da spirito umanitario, bensì affinché i migranti si rechino negli altri paesi d’Europa e se ne vadano, come dice il sempre pacato Bossi, “fuori dalle palle”. A noi italiani, infatti, pare che la loro presenza dia fastidio.

Germania e Francia, dal canto loro, non ci stanno ad accogliere quelli che Berlusconi e i suoi sodali cacciano dalla finestra, per cui chiudono le loro frontiere come se arrivassero non degli affamati, bensì degli appestati. È uno scaricabile da bottegai, non un atteggiamento da capi di stato di nazioni civili. Di concetti come solidarietà e fraternità nemmeno l’ombra. E pensare che non si tratta di concetti astrusi, ma di elementi basilari del nostro diritto: basterebbe leggere la Dichiarazione dei diritti umani e quella del diritto dei popoli alla pace per capirlo.

I paesi poveri presentano il conto a quelli ricchi e questi, come sempre hanno fatto, si rifiutano di saldare il dovuto. Secoli di sfruttamento coloniale di uomini e risorse naturali non pesano sulle nostre coscienze, e meno che mai su quelle di chi ci rappresenta: li scegliamo bene, evidentemente, i nostri governanti.

Ci viene logico pensare che noi siamo la parte dominante dell’umanità, e che l’altra debba continuare a farsi spremere senza alzare la testa. Rispetto a questo non siamo ancora stati capaci di sviluppare un’adeguata coscienza (auto)critica.

Guai a chi ci toglie i nostri privilegi. Abbiamo lavorato a lungo per ottenerli.