2011.11.06 - Signori, si chiude?
L’aria di Cannes induce all’ottimismo. Silvio Berlusconi ha detto che in Italia non c’è crisi, e se qualcosa non va è per colpa dell’Euro voluto da Romano Prodi. Già che c’era, poteva dare la colpa al compromesso storico di Berlinguer, all’arrendevolezza verso i comunisti mostrata da Aldo Moro e da Giovanni XXIII, al flop della legge truffa del 1953, al destino cinico e baro, al terremoto di Messina del 1908 e – giù giù – a quella proto-marxista di Eva che volle cogliere la mela per darla al popolo.
“Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto” ha detto Berlusconi (1).
Anche le liste dei disoccupati sono piene, per tacere di quelle dei cassintegrati, dei senza reddito e di quelle delle mense della Caritas, ma forse non per tutti queste cose sono importanti.
Tutto è pieno, la misura forse è colma persino per un popolo che ha consentito per ben tre volte a Berlusconi di salire alla Presidenza del Consiglio e di usare tale ruolo per svillaneggiare le istituzioni, piegarle ai propri comodi e fare di questa nazione – già deboluccia e gracile di suo – un’autentica barzelletta di cui ridere ai consessi internazionali.
È ormai dubbia l’esistenza di una maggioranza alla Camera, e molti fedelissimi chiedono allo stesso Berlusconi di farsi da parte. L’uomo, però, non demorde e replica: “Non me ne vado. Continuo la battaglia […] Non posso lasciar andare via [gli scontenti] senza averli incontrati tutti, ad uno ad uno e non per questa cosa orrenda che descrivo del calciomercato, ma per rimotivarli, se necessario, anche con incarichi meritati” (2).
Motivare – o rimotivare – una persona offrendole soldi e/o incarichi in cambio di un “aiuto” è il modo curiosamente eufemistico con cui Berlusconi definisce qualcosa di eticamente disdicevole e di penalmente rilevante. Doveva essere il governo delle tre “i” (inglese, internet, informatica), invece ce n’è una sola, quella di ignominia.
In tempi di crisi, si sa, i ristoranti sono vuoti. Quello di Berlusconi, visto che gli avventori scappano, non fa eccezione alla regola, tanto è vero che il ristoratore offre soldi per non perdere clienti. Il presidente del Consiglio ha una peculiare concezione del gramsciano ottimismo della volontà, basata sul potere pecuniario. I soldi sono inodori – e ciò vale doppiamente per gli uomini senza scrupoli – ma detta caratteristica non nasconde il cattivo sapore del cibo cucinato dallo chef di Arcore.
Signori, si chiude?
NOTE:
(1): Cfr. http://www.repubblica.it/economia/2011/11/04/news/g20_ultimatum_italia-24390352/ . Il video delle dichiarazioni è invece in http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/berlusconi-italia-in-crisi-i-ristoranti-sono-pieni/79976/78366
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2011/11/05/news/casini_fini_berlusconi_si_faccia_da_parte-24473385/