2011.09.28 - Senza vergogna
La destra affoga nel ridicolo. Una rivolta della cittadinanza ha costretto alle dimissioni Giorgio Vignali, sindaco di Parma, città da lui ridotta economicamente sul lastrico. Un assessore e quattro persone sono state arrestate per tangenti (1).
Oggi Altero Matteoli (di cui avevo dimenticato che fosse ministro, il che denota che davvero rimuoviamo le cose sgradite) si è presentato all’assemblea dell’Associazione nazionale dei costruttori edili, dove alcuni imprenditori lo hanno spernacchiato e fischiato (2). Anche quelli che costruiscono ponti con il cemento depotenziato ce l’hanno ormai con Silvio Berlusconi, e dopo la chiesa lo abbandonano. Nemmeno i ladri sono tutti uguali, occorre ammetterlo.
Il parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, dovrebbe essere un bel personaggino. Egli si è posto un problema di grande spessore per la nazione: sostituire la festività del 25 aprile con quella del 18 aprile. Per chi avesse poca dimestichezza con le date, il 18 aprile 1948 la Dc sconfisse l’alleanza Pci-Psi alle elezioni politiche. Le motivazioni addotte da Garagnani sono chiare: “il 18 aprile 1948 […], a parere mio, è la vera data fondante ed unificante della democrazia italiana, [poiché] le motivazioni con le quali i partigiani della sinistra combatterono il nazifascismo non erano certo ispirate al desiderio di instaurare la libertà, bensì a quello di creare un regime comunista che fu proprio evitato grazie alla vittoria del 18 aprile 1948”(3). Garagnani non è un pazzo. Fondamentalmente egli si appoggia su una storiografia di destra, la quale, poiché composta da autentiche mezze seghe (ci si perdoni il francesismo) intellettuali e umane, fa un uso politico della disciplina (vale a dire la piega a fini che nulla hanno a che fare con la scienza) teorizzando minchiate di non comune enormità. So una cosa: dal 1922 al 1945 Garagnani e questi minuscoli sedicenti storici che oggi si dicono liberali e che non nomino avrebbero indossato la camicia nera e avrebbero salutato romanamente. I più furbi di essi si sarebbero rifatti una verginità poche settimane prima di Piazzale Loreto, ma sempre fascisti sarebbero rimasti. Oggi cosa è il Pdl? Per me risponde Andrea Fabozzi su questo articolo pubblicato oggi su “il manifesto” (http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/09/articolo/5434/)
28/09/2011
Andrea Fabozzi
Verso Salò la crociera dei pidiellini
Una crociera, un'altra. Stavolta sul lago - di Garda - e con una tappa spericolata: a Salò. Il piroscafo «Italia» salperà sabato pomeriggio. L'ha preso a noleggio il Pdl trentino che così intende celebrare il 150esimo dell'unità. Passando a far visita ai cimeli repubblichini e alla casa del Vate a Gardone Riviera.
Una crociera, un'altra. Che sia l'omaggio estremo al radioso esordio dell'odierno cavaliere? Cominciò, quell'uomo, ed è cosa nota, cantando Le Mer di Trenet per i croceristi. Da allora per quel cantante la crociera è l'idea platonica della felicità. Tanto che la prima cosa che offrì ai disperati dell'Aquila non fu la casa distrutta dal terremoto ma un bel giro in crociera. Mentre prendeva insulti, spiegò che era tutto gratis perché aveva a disposizione la nave del G8. La nave che avrebbe dovuto ospitare Obama alla Maddalena, la “Fantasia”.
Ora è tutt'altro genere di piroscafo quello che affronterà il lago con Maurizio Gasparri sulla tolda. Si tratta di un centenario battello a ruota con interni demodé. C'è posto per trecento militanti al prezzo di affitto di diecimila euro per un fine settimana. Pasti e bevande a parte. Ha organizzato tutto il senatore Cristiano De Eccher, berlusconiano oggi ma leader nel Triveneto di Avanguardia nazionale quarant'anni fa, buon amico di Delle Chiaie, habitué delle inchieste sull'eversione nera, sospettato persino di aver custodito i timer della bomba a piazza Fontana. Dunque nessuna sorpresa che si finisca a Salò, per «una degustazione di specialità gastronomiche del territorio» e subito dopo per fare visita al Centro studi e documentazione sulla Repubblica sociale italiana. Ci sono un sacco di belle foto in posa davanti alla casa del Fascio. Chi non se la sente, De Eccher permettendo, è garantito che potrà dirottare sull'ateneo di Salò. Ma in zona ci sarebbe anche la ex sede della Decima Mas, o per i giornalisti il palazzo dell'agenzia Stefani. E poi si va a Gardone, al Vittoriale. Dove, Gasparri in testa, il manipolo celebrerà D'Annunzio come una delle quattro figure simbolo della gloria del Garda. Le altre essendo Maria Callas a Sirmione (ci abitò), Goethe a Limone (ci passò) e santa Angela Merici a Desenzano (fondò le orsoline). Invece quello famoso di Salò nel programma non viene citato, per pudore o perché è superfluo.
Prima di imbarcarsi, e sperando che Alfano o almeno Quagliariello vadano a fargli compagnia, Gasparri ha spiegato che la crociera servirà a «rilanciare l'attività del Pdl come forza che si richiama alla libertà e alle tradizioni». Le tradizioni. E si è scelto il Garda perché «lì si sono combattute guerre di indipendenza e mondiali e si è svolta la vicenda di Salò».
Perché una crociera invece non l'hanno spiegato. Non serve, lo sanno tutti che una crociera è il massimo della vita. A meno che questa «tricolore» non finisca come quella «azzurra» che infelicitò il 2000 di Berlusconi. Salpata da Genova, quella nave elettorale per nove giorni fu perseguitata dalla malasorte. Pioggia, fulmini e mare in tempesta. Il cavaliere prima col febbrone e poi a rischio di finire bollito quando si staccò il tubo dell'acqua bollente in cabina. Bonaiuti precipitato dalle scale che si rompe il braccio, un militante troppo entusiasta che cade in mare, la macchina di un collaboratore che finisce schiacciata da una gru...
Ora impavidi ci riprovano. Buon viaggio. «Il destino dell'Italia è stato e sarà sempre sul mare», come diceva quello di Salò.
Oggi in Parlamento il ministro dell’agricoltura, Saverio Romano (se è ministro Matteoli può esserlo anche Romano, non preoccupatevi), è stato sottratto alla sfiducia: 315 i voti per il suo “salvataggio”, solo 294 quelli favorevoli. Romano è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e, malgrado ciò, siede tranquillamente e senza alcun complesso etico ai banchi governativi. Romano oggi ha detto che è vittima di un attacco mediatico contro la sua persona e la sua famiglia e che “quello che un tempo era l'ordine giudiziario ormai ha soverchiato il Parlamento e ne vuole condizionare le scelte” (3). Pare di sentire Craxi, il che non è propriamente un complimento.
Nel corso della votazione sulla sfiducia a Romano è però emersa la statura politica della sinistra parlamentare. A distinguersi sono stati i sei radicali (che Veltroni candidò nelle liste del Pd), i quali hanno ben deciso che non si doveva votare contro Romano, disobbedendo alle indicazioni del partito e anche al buonsenso politico. Non ho mai capito cosa c’entrino i radicali con la sinistra e rammento sempre con piacere la definizione che di loro diede tanti anni il grande Mario Melloni, dai più conosciuto come Fortebraccio: “Prima avevamo i buffoni seri, ora abbiamo i buffoni buffoni”. I radicali sono un partito senza senso, vittime del protagonismo del loro leader storico, ondivaghi e opportunisti in una misura che ci fa considerare Mastella un francescano. I radicali hanno sempre confuso la libertà con il libertinismo, che in sostanza è il desiderio di voler fare quel che si vuole senza rispettare nulla e nessuno. Iconoclasti per necessità di marketing, animatori di battaglie improponibili, elemosinatori perenni di denaro, finalmente Rosi Bindi ha chiesto che vengano espulsi dal partito (4). Sarebbe il primo passo per restituire credibilità al Partito democratico.
NOTE:
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_settembre_28/parma-si-dimette-sindaco_83e2097c-ea01-11e0-ac11-802520ded4a5.shtml e il commento di Beppe Sebaste de “l’Unità” http://www.unita.it/commenti/beppesebaste/la-destra-nel-feudo-di-parma-1.314450
(2): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2011/09/28/news/matteoli-22353343/
(3): Cfr. http://www.repubblica.it/politica/2011/09/28/news/voto_romano-22344939/
(4): Cfr. http://www.unita.it/italia/i-radicali-non-votano-la-sfiducia-br-rischiano-l-espulsione-da-gruppo-pd-1.336680