2011.11.11 - Si vada a votare subito
È finita la festa. Ora che Berlusconi è caduto ci aspetta presumibilmente un futuro con Mario Monti. Monti è un uomo probo e onesto, certo. Ma poi? Abbiamo idea di cosa farà Monti se e quando sarà chiamato a governare?
Cerchiamo di guardarci negli occhi e di togliere questo fastidiosissimo velo di ipocrisia che i media calano sulla nostra situazione: l’Italia è in una condizione analoga a quella della Grecia. Questo non ci viene detto per non allarmarci e per non creare quello che in economia è chiamato “effetto annuncio”. Se qualcuno uscisse fuori a dirci come davvero stanno le cose, si creerebbe il panico e i mercati crollerebbero ulteriormente dando vita a un’ondata aggiuntiva di panico e innescando una spirale non propriamente virtuosa.
Il nostro paese è sostanzialmente fallito, dunque, anche se non lo possiamo ammettere.
Chi lo ha fatto fallire? Due decenni abbondanti di politiche liberiste.
Chi ha voluto queste stesse politiche? Le istituzioni politico-economiche internazionali e la stessa Ue.
Ora, Fmi, Banca mondiale, Ue, Bce e compagnia ci mandano un commissario (o un medico, fate voi) che dovrebbe evitarci di sprofondare definitivamente. È come se il capitano di una nave carica di appestati pretenda di dirci come dobbiamo fermare l’epidemia dopo averla fatta arrivare in città, e per farlo faccia scendere dall’imbarcazione il mozzo più fidato e lo incarichi di diventare il primo cittadino del centro contagiato. Che Monti questo è: un economista liberista, uno di quelli che credono nel dio-mercato. Un mozzo, appunto, pur se preparato. Ma soprattutto, un mozzo contagiato (sia detto senza voler essere offensivi) dalla peste del neoliberismo.
Evitiamo il politically correct e guardiamoci negli occhi: alla luce di quanto sta accadendo nel mondo, continuare a essere liberali e liberisti significa non possedere un minimo di intelligenza politica. Non parlo della necessità di essere opportunisti per sfangarla (cosa estremamente disdicevole), ma proprio dell’incapacità degli economisti e degli uomini d’apparato delle istituzioni sopra menzionate di saper analizzare la realtà da loro vissuta e determinata. In altri termini, queste persone sono la causa della crisi e pretendono di arrestarla usando dosi ancor più massicce di quelle logiche che ci hanno portato nel baratro. E non lo fanno apposta, sono talmente convinti delle loro posizioni da non essere più capaci di prospettare scenari alternativi. Monti – sia sempre detto con tutto il rispetto – è anch’egli un uomo privo di intelligenza politica, un tecnico abilissimo nell’avvitare bulloni ma incapace di rendersi conto che quegli stessi aggeggi, una volta stretti, danno vita a un mostro inarrestabile.
Pensiamo dunque che possa essere un uomo come lui a tirare fuori l’Italia dalle sabbie mobili? Se lo facessimo, saremmo degli ingenui e degli sconsiderati. Così, ingenuamente e sconsideratamente abbiamo dato retta alle indicazioni dei mercati e stiamo facendo di tutto per assegnare a Monti la guida dell’esecutivo. Già, perché come ha di recente dimostrato la vicenda dell’abortito proposito di Papandreou di sottoporre l’austerity imposta alla Grecia a un referendum popolare, quel che si decide nelle stanze di Bruxelles, di Bonn e di Washington non è discutibile. Lo si deve accettare a scatola chiusa. Dice: e la democrazia? La democrazia per questi signori è una dannosissima perdita di tempo. Loro si sentono via, verità e vita, e poco importa se le decisioni da essi prese si traducono in un impoverimento delle masse popolari. Loro ragionano solo ed esclusivamente sui numeri, malgrado anche questi gli diano palesemente torto.
Oggi mi è stata ricordata questa dichiarazione che Mario Monti rese al “Corriere della Sera” in data 2 gennaio 2011: “In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività. Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili”.
Secondo Monti, chi pensa al bene degli ultimi non è “pragmatico” e possiede pure un “arcaico stile di rivendicazione”. Meglio, molto meglio – a suo dire – sono i modelli impostici da Sergio Marchionne (quello che vuol far rimanere digiuni gli operai per otto ore) e da Mariastella Gelmini (sì, proprio lei, quella che dice “i carceri”, che ha preso zero in sede di discussione di tesi di laurea e che pensa che esista un tunnel di oltre 700 km tra l’Abruzzo e la Svizzera). Per fortuna Monti non è arcaico, altrimenti ci avrebbe messi tutti in carcere come accadde a Tommaso Campanella.
Il tutorato che, attraverso Monti, la Ue ci imporrà toglierà diritti al lavoratori, porterà la flessibilità a livelli spaventosi, manderà la gente in pensione tre ore prima del proprio funerale, abbasserà i salari, ridurrà lo Stato ai minimi termini (e con esso la cultura, il Welfare state, la scuola, la sanità). E tutto questo con il concorso del Partito democratico, dei dipietristi e forse addirittura di Sinistra ecologia e libertà (ma spero di aver capito male le dichiarazioni odierne di Nichi Vendola). Gli unici a rifiutarsi orgogliosamente di piegarsi ai diktat liberisti sono Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto della Federazione della sinistra.
Perché Pd, Idv e (forse, ma spero di no) Sel dovrebbero accettare un governo guidato dal capo della sezione europea della Trilateral e da un altissimo dirigente di Goldman Sachs quale Mario Monti? Perché i progressisti dovrebbero accettare e diventare corresponsabili di scelte politiche cui dovrebbero opporsi con tutti i mezzi? Perché essi dovrebbero aggravare quella crisi contro cui dovrebbero invece fare da argine intellettuale e materiale?
Non so se mai nessuno darà la risposta a queste mie domande. So per certo invece che la patata bollente dovrebbe essere lasciata nelle mani di Berlusconi. Lui e i suoi hanno gettato l’Italia nel discredito? Bene, allora si vada ad elezioni anticipate e si lasci che sia il popolo a decidere come uscire dalle sabbie mobili. Appoggiare un esecutivo Monti (con ministri come Emma Bonino, Pietro Ichino e Giuliano Amato) significherebbe invece accettare la dittatura del pensiero unico e diventare più subalterni che mai, in attesa di una nuova vittoria elettorale della destra.
Si vada a votare subito, dunque. Evitate, per cortesia, di farci rimpiangere Silvio Berlusconi.