2012.02.13 - Lunga vita ai cattivi
Atene è stata invasa dai manifestanti. Il popolo esternava il suo malcontento contro lo strozzinaggio imposto alla Grecia da Ue, Bce e Fmi (1).
A un certo punto sono arrivati quelli che al popolo stesso vengono indicati come i cattivi, i cosiddetti black block. I media - popolati da gente sovente attenta più al proprio stipendio che alla corretta informazione - si sono stupiti che il popolo, quello dei vecchi che si vedranno ridotta la pensione, dei disoccupati che si vedranno tagliati i sussidi, dei malati che non avranno più i farmaci gratis, degli statali che saranno mandati in mezzo alla strada, non abbia inveito contro i cattivi, ma li abbia applauditi e incoraggiati mentre questi lanciavano bottiglie molotov e sassi, distruggendo banche e tentando di assaltare il Parlamento.
Io invece non mi sono stupito. Anzi, ho esultato. Detesto la retorica anti-violenza: cosa è rimasto al popolo, visto che la democrazia rappresentativa non ne tutela le legittime aspirazioni? La violenza, solo quella, il cui uso è legittimato dal taglieggiamento praticato dalle istituzioni economiche sovranazionali (avallato, quest’ultimo, dai partiti ad esse asserviti).
Perché praticarla sarebbe peccato o reato?
La ribellione è un diritto, e in certe condizioni addirittura un dovere.
Lunga vita ai cattivi, dunque, e al loro senso sociale.
NOTE
(1): Cfr. http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/442295/