2011.12.12 - E' proprio vero/002
La ragazzina torinese che ha finto di essere stata stuprata da due rom deve avere dei buoni avvocati. Infatti, oggi è uscita fuori una sua lettera di scuse, che copio/incollo da http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/11/news/la_lettera_chiedo_scusa_a_tutti_soprattutto_ai_bambini_del_campo-26450899/
Scusatemi. Ho visto in tv le immagini delle fiamme al campo nomadi e mi sono sentita male. Mi vergogno da morire: mi sono resa conto solo ora di quello che è successo. Ho raccontato quella storia per paura. Vorrei sentire i miei genitori vicini perché ho capito di aver sbagliato.
Mi sono inventata quella storia, che erano stati due rom, appena ho visto mio fratello passare per la strada. In quel momento non ho pensato alle conseguenze.
Chiedo scusa a tutti e soprattutto a quei bambini del campo. Chiedo scusa a tutta la gente del quartiere per la rabbia che ha suscitato la mia bugia. La colpa è solo mia. Chiedo scusa anche al ragazzo che ho coinvolto in questa storia. Vorrei soltanto poter dimenticare.
Scusa anche a Melania e Francesca, due amiche particolari che mi sono venute a prendere a casa per farmi svagare. Due amiche particolari alle quali ho continuato a raccontare bugie quando invece avrei potuto fidarmi di loro.
Mi ha fatto star male non le volevo tradire spero che continuino ad avere fiducia in me. Ho bisogno del loro affetto. Sono pronta ad affrontare le conseguenze di quello che ho fatto.
Una ragazzina che accusa dei nomadi per un finto stupro è evidentemente un essere umano che nasce in una società malata di razzismo. Anche essa è dunque una vittima, e credo sia bene non dimenticarlo.
Allo stesso modo, mi pare doveroso tenere a mente che la ragazzina – come è giusto che sia – qualcuno che la difende e che la comprende ce l’ha. I poveri cristi costretti a vivere in mezzo ai rifiuti, al fango e all’urina, nonché sottoposti a periodici pogrom (privati e/o di Stato), invece no.
In questa vicenda ci sono dei “potenti” (ragazzina compresa, anche se suo malgrado) e degli indifesi, delle vittime dell’umana altrui bestialità.
Per questi “potenti” non deve esserci alcuna giustificazione. Non si possono minimizzare eventi del genere, altrimenti ne avremo uno la settimana.
Ha scritto cose sagge Massimo Gramellini, e le riporto per intero.
Da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1100&ID_sezione=56
I cerchi dell’impotenza
E’ l’incubo dei tre cerchi concentrici. Primo cerchio: la famiglia. Un padre e una madre che nella Torino del 2011 costringono la figlia sedicenne a sottoporsi al controllo mensile di verginità. Non stupisce che una ragazza cresciuta in quell’ambientino faccia sesso col fidanzato e poi si inventi di essere stata violentata dai rom, disegnati apposta - da sempre - per il ruolo di capri espiatori. Ed ecco il secondo cerchio: la comunità. Una comunità povera di soldi e di sogni, in preda a un’arrabbiatura perenne e senza anticorpi. La falsa notizia dello stupro si infiltra nel quartiere e scatena gli istinti primordiali. L’emotività dell’orda che vuole vendicare l’affronto con la violenza. Il vendicatore non si sente un razzista, ma un giustiziere. Nel deserto di cultura, anche popolare, l’ultima ideologia che sopravvive è quella dell’ultrà. Il terzo cerchio, il più grande e il più grave: la politica. Dovrebbe mediare gli scontri e trovare le soluzioni. Invece non fa nulla, se non partecipare al piagnisteo collettivo. Qui è simboleggiata dalla dirigente del Pd locale che marcia in corteo con la comunità irritata dalla vicinanza del campo rom. Marcia, cioè, contro se stessa, visto che il suo partito governa Torino da decenni senza aver mai affrontato seriamente la questione, limitandosi a spostarla ogni volta un po’ più in là.
Famiglia, comunità, politica. Tre cerchi concentrici, accomunati dalla stessa impotenza. Per spezzare l’incantesimo esiste una sola formula: più cultura nelle case, più calore nei quartieri, più coraggio nei palazzi del potere.
Ha ragione Gramellini: occorre più cultura nei quartieri. Una volta, la sinistra svolgeva – tra le nobili e tante – la funzione di aiutare i più deboli, di consentirne l’integrazione. Ai tempi di Berlinguer sarebbe stato impossibile vedere una dirigente del Pci marciare contro i marginali, mentre oggi quelli del Pd si distinguono per essere più realisti del re e più papisti del papa.
Ha scritto cose sagge Massimo Gramellini, e le riporto per intero.
Da http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1100&ID_sezione=56
I cerchi dell’impotenza
E’ l’incubo dei tre cerchi concentrici. Primo cerchio: la famiglia. Un padre e una madre che nella Torino del 2011 costringono la figlia sedicenne a sottoporsi al controllo mensile di verginità. Non stupisce che una ragazza cresciuta in quell’ambientino faccia sesso col fidanzato e poi si inventi di essere stata violentata dai rom, disegnati apposta - da sempre - per il ruolo di capri espiatori. Ed ecco il secondo cerchio: la comunità. Una comunità povera di soldi e di sogni, in preda a un’arrabbiatura perenne e senza anticorpi. La falsa notizia dello stupro si infiltra nel quartiere e scatena gli istinti primordiali. L’emotività dell’orda che vuole vendicare l’affronto con la violenza. Il vendicatore non si sente un razzista, ma un giustiziere. Nel deserto di cultura, anche popolare, l’ultima ideologia che sopravvive è quella dell’ultrà. Il terzo cerchio, il più grande e il più grave: la politica. Dovrebbe mediare gli scontri e trovare le soluzioni. Invece non fa nulla, se non partecipare al piagnisteo collettivo. Qui è simboleggiata dalla dirigente del Pd locale che marcia in corteo con la comunità irritata dalla vicinanza del campo rom. Marcia, cioè, contro se stessa, visto che il suo partito governa Torino da decenni senza aver mai affrontato seriamente la questione, limitandosi a spostarla ogni volta un po’ più in là.
Famiglia, comunità, politica. Tre cerchi concentrici, accomunati dalla stessa impotenza. Per spezzare l’incantesimo esiste una sola formula: più cultura nelle case, più calore nei quartieri, più coraggio nei palazzi del potere.
Ha ragione Gramellini: occorre più cultura nei quartieri. Una volta, la sinistra svolgeva – tra le nobili e tante – la funzione di aiutare i più deboli, di consentirne l’integrazione. Ai tempi di Berlinguer sarebbe stato impossibile vedere una dirigente del Pci marciare contro i marginali, mentre oggi quelli del Pd si distinguono per essere più realisti del re e più papisti del papa.
Dovremmo, noi progressisti, avere l’onestà intellettuale di ammettere che la sinistra governa male in quasi tutti gli enti locali dove ha il privilegio di amministrare. L’adesione acritica a modelli consumistici che considerano un uomo solo se è un soggetto capace di spendere e comprare, l’idea che il diverso sia sempre e comunque un problema sono incultura dominante nel sedicente progressismo che ha rappresentanza parlamentare. Questo riduce gli amministrati a marionette aventi un’utilità solo quando chiamati a votare. Poi, che siano bestie e che crescano come li educano mamma televisione e i centri commerciali.
Occorre qualcosa di diverso, e subito.
Più cultura non solo nei quartieri, ma anche nei partiti.
Occorre qualcosa di diverso, e subito.
Più cultura non solo nei quartieri, ma anche nei partiti.