2012.02.06 - Quando si dice la credibilità


Non ho mai visto un governo odiosamente classista come questo. Non lo dico per amor di paradosso o per fare una provocazione da quattro soldi, ma Berlusconi e i suoi erano molto meglio.

Quello di Giorgio Napolitano è stato un autogol clamoroso. Egli ha accettato i diktat provenienti dalle capitali dei paesi economicamente forti e ha defenestrato Berlusconi, imponendoci un governo tecnico. Sarebbe stato molto meglio sciogliere le Camere e andare alle elezioni: in questo modo non avremmo dovuto subire una manovra economica tanto iniqua quanto inutile, avremmo salvaguardato la democrazia e forse ci saremmo liberati realmente del Caimano.

Se l’Italia è – come è – un paese troppo grande sia per essere salvato che per fallire, la soluzione era un governo che avesse avuto il coraggio di avviare il paese verso una soluzione di tipo argentino, una sorta di default controllato che ci liberasse almeno in parte dal colossale debito pubblico provocato da decenni di malgoverno. Oppure, un esecutivo che avesse realmente la possibilità di varare e attuare una serie di riforme (a partire da quella fiscale) che risolvessero le drammatiche distorsioni di questo paese. Cosa meno facile che governare un default, lo ammetto.

Invece, niente. Abbiamo (anzi, hanno) scelto di seguire quelli che strumentalmente confondono il concetto di diritto sociale con quello di privilegio, i fanatici del liberismo, i saccenti sul libro paga delle banche che hanno inventato i derivati, i frustrati della partita doppia. Gente così stolta – intellettualmente e moralmente – da voler spegnere l’incendio con la benzina.

Oggi la ministra Fornero – questa thatcherina da quattro soldi – ha detto che “uno degli scopi di questo Governo è spalmare tutele su tutti, non dare a tutti l'illusione del posto fisso a vita che non si può promettere” (1). Cosa voglia dire “spalmare tutele su tutti” risulta un mistero. Di solito si spalmano la Nutella e la maionese, ma evidentemente la signora dalla lacrimuccia da coccodrillo confonde la politica con i fornelli: certo è che se Fornero cucina come governa, il marito Enrico Deaglio se la passa male. Da che mondo è mondo, i diritti si estendono e non si presume di migliorare le condizioni di un popolo togliendoli. Fornero ha invece questa idea. È un po’ come se il marito le dicesse “Elsa, amore, il brodino è insipido” e lei, convinta, replicasse “Enrico, tesoro, togli il sale che c’è! Vedrai che diventerà gustosissima!”.

Se la ministra Fornero si è comportata così, non da meno è stata la sua collega Anna Maria Cancellieri, titolare del dicastero degli Interni. Cancellieri, infatti, ha detto: “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.
La signora Cancellieri occupa lo stesso posto di lavoro dal 1972, dipendente di quel Ministero dell’Interno che oggi guida, ed è nata a Roma (1943), dove quello stesso dicastero ha sede.

La signora Elsa Fornero è nata a San Carlo Canavese nel 1948 e ha sempre insegnato all’Università di Torino, a 25 km dal borgo natio.

Quando si dice la credibilità.



NOTE
(1): Cfr. http://www.unita.it/italia/vogliamo-lavoro-vicino-a-mamma-br-e-la-fornero-posto-fisso-un-illusione-1.379093