2012.01.09 - I sicari
Un decreto al mese, ha promesso ieri Corrado Passera al “Corriere della Sera” (1). Più che una promessa, è uno stillicidio. Cosa c’entrano le liberalizzazioni con la crisi economica? Come si fa a pensare che le liberalizzazioni portino più occupazione e/o agevolino il cittadino? Il mercato della benzina e delle assicurazioni è libero: vi risulta che il loro prezzo negli anni sia calato? Apriremo i negozi anche di notte: forse per questo mangeremo di più, come fanno, loro malgrado, i polli d’allevamento, i quali pensano sia sempre giorno?
Occorrerebbero un paio di cose: la serietà e gli strumenti culturali per comprendere la situazione economica mondiale. La prima non c’è: Passera è sostanzialmente un’azionista di Banca Intesa (pare che Passera abbia venduto le azioni, ma pensate che questo cambi qualcosa?) e al contempo, da ministro per le Infrastrutture, prende decisioni destinate a favorire le imprese finanziate dalla medesima banca. Malgrado la cacciata di Berlusconi, continuiamo a essere la repubblica delle banane. La seconda (vale a dire gli strumenti culturali per comprendere la situazione economica mondiale) latita ancor di più. Sono il liberismo sfrenato, la finanziarizzazione dell’economia, l’abbattimento sistematico del Welfare state le ragioni della situazione attuale, ed è da stupidi pensare che i consumi possano crescere in eterno (chissà se Passera, tra un dividendo e l’altro, ha mai sentito parlare di questione ambientale e di limitatezza delle risorse?). Invece qui si continua a voler liberalizzare e a ridurre il ruolo dello Stato. In pratica, si fa come se, invece di tirare il freno a mano alla macchina lanciata in discesa verso lo strapiombo, si schiacciasse con non celata determinazione il piede sull’acceleratore.
Abbiamo un governo di ideologi (nel senso marxiano di individui animati da “falsa coscienza”), di inetti fanatici e di incendiari. Chi la pensa come loro è la causa della crisi, che queste menti poco illuminate vogliono risolvere senza invertire le scelte socio-politiche.
Infine, una riflessione: perché voler deregolamentare ancor di più il mercato del lavoro? A chi serve? A chi giova? E cosa c’entra, per dirne una, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori con la crisi? Come si fa a sostenere che si vuole aumentare l’occupazione se si agevola la possibilità di licenziare? Sono in grado di spiegarcelo Passera, Fornero e Monti oppure – come sembra più sensato – dobbiamo rivolgerci a Groucho Marx?
La realtà, temo, è che negli uomini e nelle donne del governo di questo paese ci sia una mentalità fondamentalmente thatcheriana. Credo che se Naomi Klein indagasse il modus agendi di Monti & company si renderebbe conto che questi signori sono dediti alla cosiddetta shock economy: approfittano della crisi per uccidere lo Stato, sicari delle banche e delle istituzioni economiche dell’Occidente.
PS: Dopo aver visto Mario Monti da Fabio Fazio (http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-0433dfb2-7e1a-4101-8654-3c168d524fa4.html#p=0) le mie convinzioni si sono rafforzate.
NOTE
(1): Cfr. http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_08/passera-intervista-crescita-cazzullo_8120ab24-39c7-11e1-b6d5-d3e076de4b02.shtml