2011.08.26 - Raffaele Fitto, un uomo di Stato


Il ministro Raffaele Fitto è un ex giovane ben cresciuto. I figli dei democristiani, si sa, hanno avuto di che nutrirsi (sulle spalle di chi non lo dico, a indovinarlo ci vuol poco). Il padre Salvatore perse la vita in un incidente stradale. Era il 1988 e Fitto senior presiedeva la Regione Puglia. I figli dei democristiani, però, non sono mai rimasti orfani, perché tra chi sgoverna c’è sempre una curiosa forma di solidarietà chiamata familismo, cosa peraltro ben presente anche oggi.
Così Fitto junior, una volta scomparsa la Dc, si iscrisse a Forza Italia, divenendo prima vicepresidente della Regione Puglia (1995) e poi presidente (2000).

Non fosse stato figlio di don Salvatore, il giovane Raffaele – sia detto con tutto il rispetto – non avrebbe avuto una carriera politica così in discesa. Ma, si sa, i figli dei democristiani crescevano negli agi, erano abituati bene, per cui i genitori si commuovevano nel vederli così pasciuti e ingenui e gli preparavano una carriera che ai figli dei meccanici, dei magazzinieri e dei bidelli rimaneva preclusa, ieri come oggi.

Tuttavia, i figli dei meccanici, dei magazzinieri e dei bidelli sapevano e sanno bene quanto fosse e sia irta di disagi la vita dei pargoli dei potenti, e infatti non gliela hanno mai invidiata troppo. Fosse stato vero il contrario, i proletari avrebbero rincorso Fitto con le spranghe e i forconi, invece mai lo hanno fatto, consentendogli addirittura di diventare ministro grazie ai loro voti. Se tutto questo sia ingenuità, sindrome di Stoccolma o generosità lo lascio stabilire a chi legge. Io continuo a pensare che sia uno strano mix di intelligenza e lungimiranza: il popolo guarda Fitto junior negli occhi, si rende conto che l’ex ragazzo non sarebbe in grado di fare un lavoro che sia uno e si dice “mandiamolo a governare, deve pur vivere anche lui, mica può morire di fame”.

Raffaele Fitto deve piacere alle mamme con quella faccia sbarbata e quei capelli corti pettinati con cura. Il viso è inespressivo, l’espressione è sempre smarrita, lo sguardo non lascia trasparire un’intelligenza stratosferica, però si sa che le mamme non badano a questi dettagli. L’importante è che la figlia scelga un rampollo di buona famiglia e un uomo di bell’aspetto, e Fitto lo è. Se poi – scusate la franchezza – il genero non sa disegnare una “o” attorno a un bicchiere, poco male: comanderanno figlia e mammà, e tutti saranno contenti. A onor del vero – e affinché la mia satira non possa essere accusata di essere sgarbata e parziale – Raffaele Fitto una “o” attorno a un bicchiere sa disegnarla; solo che non sa dove infilare il compasso.

Fosse vivo Mario Melloni, avrebbe forse scritto che Raffaele Fitto è un figlio di lorsignori, un lorsignorino. Però nemmeno Melloni, l’immenso Fortebraccio, avrebbe potuto spiegarsi come mai Fitto riscuota tanto successo non solo tra le mamme, ma perfino tra i giudici, che lo cercano in ogni dove.
Ecco cosa dice Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaele_Fitto) alla data di oggi in merito alle pendenze giudiziarie dell’ex giovane:

Il 20 giugno 2006 la Procura di Bari ha chiesto alla Camera dei deputati gli arresti domiciliari di Fitto con l'accusa di illecito affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie di proprietà dell'imprenditore romano della sanità Giampaolo Angelucci. Il Gruppo Angelucci ha versato 500.000 euro alla lista di Fitto “La Puglia prima di tutto” in occasione delle elezioni regionali del 2005. Secondo il gruppo (Tosinvest), si tratta di un regolare finanziamento registrato a bilancio. Per la Procura di Bari si tratta invece di una tangente pagata per assicurarsi l'appalto da 198 milioni di euro con cui Angelucci ha ottenuto la gestione delle undici residenze sanitarie "assistite" dalla Regione Puglia. La Camera ha respinto l'autorizzazione a procedere con l'arresto con 457 voti favorevoli su 462 presenti.

Il sequestro della somma in questione è stato confermato il 7 luglio 2008 dal Tribunale del riesame e il 20 aprile 2009 dalla Corte di Cassazione.

Il 12 ottobre 2009 la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per Fitto, per Giampaolo Angelucci e per 78 dei 90 imputati. Secondo la tesi dell'accusa, Fitto sarebbe colpevole di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d'ufficio e illecito finanziamento ai partiti. L'11 dicembre 2009 il giudice per l'udienza preliminare ha rinviato a giudizio Fitto per abuso d'ufficio, due episodi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti, peculato e un altro abuso. È stato invece dichiarato il non luogo a procedere per i reati di associazione a delinquere, per tre episodi di falso e per concussione
”.

E ancora:

Il 3 febbraio 2009, Raffaele Fitto è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta e di interesse privato del curatore fallimentare per aver venduto a prezzo di favore (per sette milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni di euro) la società commerciale Cedis (fallita nel 2005) a un contraente predeterminato (la società Sviluppo Alimentare, riconducibile all'imprenditore Brizio Montinari) durante la sua presidenza della Regione Puglia. La Cedis si trovava in procedura di amministrazione straordinaria e, secondo le accuse, Fitto sarebbe stato 'concorrente estraneo' in questa vicenda, giocando il ruolo di 'referente politico' di alcuni fra gli indagati per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Il processo è stato fissato dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Bari al 12 maggio 2009. Alla fine di marzo 2009 arrivano alla Procura di Bari le ispezioni dei tecnici del Ministero della Giustizia, inviati in Puglia dal guardasigilli Angelino Alfano, nonché collega del ministro Fitto. Il 4 aprile 2009 il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato una denuncia esposta da Raffaele Fitto contro i pubblici ministeri pugliesi, aprendo un nuovo fascicolo al fine di scongiurare eventuali ingerenze politiche in una vicenda d'ambito squisitamente giurisdizionale, una decisione quindi volta ad assicurare l'indipendenza e la continuità del lavoro dei pubblici ministeri. Nel frattempo il ministro Fitto descrive i magistrati inquirenti come "un manipolo di legionari", e il CSM come espressione di una casta”.

Da ciò si evince che i magistrati e i loro figli sono meno accomodanti dei figli dei meccanici, dei magazzinieri e dei bidelli. Nella Magistratura italiana albergano i germi del comunismo e quelli della follia, ha ragione Berlusconi.

Se piaci alle mamme, ovviamente non piaci ai comunisti. Questa è una legge empirica ma attendibilissima, che ci è confermata da un’indagine giornalistica realizzata da Cinzia Gubbini e uscita su “il manifesto” del 24 agosto 2011. Di cosa parla Gubbini?

Semplice: il salentino Fitto ad agosto va in vacanza, a differenza di molti comuni mortali che si ostinano a voler lavorare anche d’estate o che hanno l’inestirpabile vizio di non guadagnare abbastanza per potersi allontanare da casa. A Fitto, che è un ex giovane delicato, bisognoso di salubrità, fa bene l’aria fina, per cui da sempre trascorre le sue meritatissime ferie in Trentino Alto Adige. Bene. Fitto, poi, essendo delicato, preferisce non guidare l’auto (quello del ministro è un lavoro duro e stressante, cosa credete?), per cui sceglie di andare in vacanza utilizzando il treno. E già ci immaginiamo Fitto, la sua gentile signora e i loro due figlioli salire affrettati e sudati in carrozza. Immaginiamo soprattutto i bimbi, i loro giochi da nipoti di democristiani e figli di berlusconiani: “Il piccolo tangentista”, “P4”, “Paradiso fiscale”, “Corrompi il magistrato” e tanti altri per riempire il tempo e crescere sani e casti (nel senso di alieni dalle tentazioni della carne e membri dell’élite che guida la nazione).

Cosa Fitto abbia fatto lo lasciamo raccontare a Cinzia Gubbini. Il suo comportamento è stato quello di un vero uomo di Stato, un politico di alto lignaggio, un vero figlio di democristiani ed autentico berlusconiano: incorruttibile, integerrimo, alieno da ogni privilegio e tentazione.


Da http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/08/articolo/5238/


Fitto va in vacanza e si mobilita Trenitalia

Cinzia Gubbini


«Massima attenzione alle pulizie e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale». Che serietà, sembra quasi il gergo di un'azienda che funziona bene. Peccato, invece, che si tratti di Trenitalia i cui disservizi sono ben noti a tutto il paese. E peccato, soprattutto, che la mail in questione - solo una di una serie di cui il manifesto è venuto in possesso - non riguardi il servizio da offrire a tutta la clientela. Ma a una persona sola. E alla sua famiglia s'intende. Il privilegiato è un ministro, non tra i più noti per la verità, per il quale nelle scorse settimane si è mobilitata la compagnia dei treni nelle sue alte sfere: Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le regioni.

Fitto e la sua famiglia, che vivono a Lecce, usano andare in villeggiatura in Trentino Alto Adige, a Renon. Quest'anno il ministro, con la moglie e i due figli, ha raggiunto la località alpina in treno, l'8 agosto, viaggiando di notte sull'Espresso 924 Lecce-Bolzano, meglio conosciuto come carro-bestiame. Un treno a lunghissima percorrenza spesso strapieno e composto da carrozze che sembrano appartenere a un'altra era geologica. Una scelta che sembra quasi «popolare»: un ministro che viaggia come tutte le altre persone. Essendo in vacanza, in effetti, non dovrebbe esserci nulla di strano. Ma Fitto, ex presidente della regione Puglia e assurto agli incarichi nazionali per volere di Silvio Berlusconi in persona, che lo considera un suo protetto, ragiona in un altro modo. E prima di partire, chiama l'azienda pubblica. Che subito si mette al servizio.

Il 2 agosto, alle 10,05, scatta la prima mail di «adunata». Mittente è Paolo Locatelli, responsabile direzione passeggeri nazionali e internazionali, ovvero la persona con cui diversi viaggiatori vorrebbero fare quattro chiacchiere. L'oggetto della «comunicazione» dice tutto: «Viaggio importante». «Un ministro - si legge - viaggerà con famiglia (2 adulti + 2 bambini) in Excelsior sul seguente itinerario: 7 agosto Lecce/Bolzano, 21 agosto Bolzano/Lecce». Poi la specificazione che il ministro intende essere trattato con i guanti: «Il ministro si è raccomandato per sicurezza a bordo treno ed assistenza (avranno 2 compartimenti adiacenti sia all'andata che al ritorno). Cordiali saluti». Facile prendere il treno così, onorevole.

La mail raggiunge i responsabili delle aree di Vendita e Customer care, della Divisioni passeggeri per le tratte notturne, e anche della Protezione aziendale, i cosiddetti «007» dell'amministratore delegato Mario Moretti, un apparato di intelligence interna che costa solo di stipendi venti milioni di euro l'anno. Immediatamente si mette in moto una macchina organizzativa efficientissima. All'«oggetto» delle mail si aggiunge, intanto, un'altra parola: «Riservata». Meno se ne sa, meglio è. Per Fitto vengono selezionati e scelti i macchinisti e i controllori, è garantita una scorta di Protezione aziendale su tutto il tragitto, più gli ispettori affiancati al personale di macchina e di bordo perché tutto fili liscio. Non solo: il treno viaggia con particolare cura per la circolazione e la puntualità, come da mail inviata alle 20,29 del 2 agosto: «Si raccomanda attenzione alla pulizia e al servizio, alla puntualità e alla sicurezza patrimoniale». Sembra quasi il decalogo delle cose che non funzionano per i passeggeri «normali». Evidentemente a Trenitalia lo sanno bene.

Il tutto, ovviamente, gestito con la massima discrezione. A vederlo Raffaele Fitto poteva anche sembrare un normale cittadino in treno. Ma in realtà i dirigenti di Trenitalia si preoccupano di dove dormirà il ministro e famiglia. Nelle mail si parla della necessità di verificare la «disponibilità di una T3S». Si tratta delle carrozze Excelsior presentate tre anni fa - niente di eccezionale, trattasi di vecchie carrozze "revampizzate", cioè rimodernate per garantire qualche comfort in più. Ce ne sono due di norma sulla tratta Lecce-Bolzano.

Ma andando a spulciare la composizione del treno del 7 agosto, qualcosa non torna. Ci sono, infatti, due carrozze in più rispetto alla composizione del giorno prima e del giorno dopo - e per la verità di tutti i giorni a venire, compresi quelli caldi di Ferragosto, per temperature e numero di passeggeri. Una di queste carrozze è una WlMua, sigla che sta ad indicare una carrozza Excelsior dotata anche di suite matrimoniale e doccia in camera. E' una carrozza che viene messa in composizione ma «vuota», cioè non prenotabile. Come se per l'onorevole Fitto si fosse approntato addirittura un vagone in più, visto che nel frattempo per tutti i viaggiatori italiani è cominciato l'incubo sui treni notte: impossibile prenotare cuccette e vagoni letto. Trenitalia ha inibito la vendita dei biglietti fino a dicembre perché i lavoratori di una delle tante ditte esterne a cui sono stati appaltati i vari servizi - la Rsi - sono in sciopero a causa del mancato pagamento degli stipendi, che va avanti da più di quattro mesi. «Lo sciopero riduce la disponibilità di vetture e costringe quindi Trenitalia a modificare la consueta e regolare composizione dei "treni notte"», è uno degli annunci destinati ai «comuni mortali» su Trenitalia.it. Evidentemente, per gli amici si può fare uno sforzo. E mentre i dirigenti di Trenitalia si occupano di organizzare anche il viaggio di ritorno del nostro ministro, ecco che il 19 agosto - con pochissimo preavviso - arriva una mail che annuncia l'annullamento del viaggio programmato per il 21. Tutti a casa quelli che erano stati mobilitati.

Come sia tornato a Lecce il ministro Fitto non lo sappiamo. Ieri abbiamo provato a rintracciarlo, ma non ha voluto replicare, fa solo sapere di aver viaggiato su quel treno il 7 agosto, ma senza alcun privilegio particolare.

Peccato che le mail interne a Trenitalia siano lì a dimostrare come sia stato lui stesso a lanciare l'input, chiedendo «protezione e assistenza». Trenitalia ha fatto il resto, mettendo in campo tutta la propria expertise.

Quanto sarà costato tutto questo? Inviare in trasferta ispettori, uomini della protezione aziendale, forse reperire una carrozza. E il biglietto? La famiglia di Fitto avrà pagato di tasca propria - il ministro, si sa, viaggia gratis anche in vacanza - o il viaggio sarà stato gentilmente offerto? Su questo Trenitalia specifica: «il ministro ha regolarmente acquistato i biglietti tramite un'agenzia di viaggio». E per il resto? «E' stato trattato come un normale cliente». Bene, dunque da domani scrivete a Trenitalia prima di partire. Provateci voi ad avere lo stesso trattamento.