2011.06.06 - Michele Santoro lascia la Rai


Michele Santoro lascia la Rai. Separazione consensuale, ci informano i giornali (1).
È curioso che un’azienda faccia di tutto per cacciare uno dei suoi migliori collaboratori, ma si sa come va l’Italia: la Rai non è intesa come una ricchezza del paese destinata a dare voce al più ampio ventaglio possibile di voci e opinioni, ma come il giardinetto di casa propria in cui dovrebbero poter parlare solo i lacchè del Grande capo. Questo spiega perché in questi ultimi anni abbiamo visto il palinsesto di Rai Uno invaso da personaggi professionalmente improponibili: Minzolini, Ferrara, Sgarbi e chi più ne ha, più ne metta.

Chi amministra un’azienda ha il dovere di renderla sempre più forte e affidabile, tutelando chi vi lavora e chi vi investe. In questo caso ci troviamo addirittura di fronte a un’azienda che più pubblica non si può, in quanto ogni italiano è di fatto obbligato a finanziarla annualmente attraverso il canone. Se gli amministratori operano con pervicacia per cacciare i migliori, provocano un danno a tutti gli italiani, in quanto mal gestiscono i soldi di ognuno di noi.

Quale credibilità ha l’amministratore di condominio che sciupa le quote dei condomini chiamando un incapace a tinteggiare le pareti? Verrebbe cacciato in men che non si dica. In Rai no, viene promosso.

Berlusconi e i suoi parlano un giorno sì e l’altro pure di meritocrazia. Queste facce di tolla piegano i concetti come il vento piega i rami, la loro malafede è pari solo alla loro sfrontatezza. Per essi il merito sta in chi serve senza obiettare, in chi prostituisce la propria intelligenza e, se è il caso, anche il proprio corpo.


Quando la loro era finirà, sarà comunque troppo tardi.

NOTE
(1): Cfr. http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/405842/