2011.09.17 - La miseria dei machos
Premessa: non rientro nel novero di chi basa i suoi discorsi sul politicamente corretto. Ciò detto, mi pare non si possa negare che, piuttosto spesso, ci sono donne che in confronto a noi maschi giganteggiano per spessore morale e intellettuale.
Se ne è avuta l’ennesima conferma ieri quando il “Corriere della Sera” ha pubblicato una bella intervista a Gabriella Buontempo, ormai ex moglie di Italo Bocchino. Nell’intervista, firmata da Angela Frenda (1), Buontempo non mostra particolari rancori verso l’ex consorte, ma tesse un ritratto lucido e spietato del machismo che si respira nei palazzi del potere.
È triste che Bocchino fino al 15 marzo 2011 firmasse ancora i discorsi di Mara Carfagna (il leader di un partito di opposizione mette in bocca le parole a una ministra!) e che la stessa Carfagna sia stata eletta per meriti che si sanno ma che non si ha l’ipocrisia di ammettere. A tal proposito, Gabriella Buontempo ha affermato: “ [Il] dolore […] c'è stato quando ho scoperto che [Italo] mi tradiva con Mara Carfagna. Quante bugie mi diceva. Ma il problema non è lei. Il problema è lui. Perché lei, poverina, è quello che è. Infatti dal 15 marzo è scomparsa. Non sa che dire: le scriveva tutto Italo. Non sa parlare in italiano. Usare soggetto verbo e predicato”. La ministra “è piaciuta a tanti”, ma certo peggio di lei è l’uomo che intima alla moglie di non lasciarlo perché così farebbe un danno alla collettività.
Quanta autostima machista c’è in questi uomini di potere che poco o nulla sanno e ancor meno valgono, che scambiano quel nobile servizio verso la collettività che è la politica per il diritto di fare quel che si vuole, ovunque e comunque.
Priapisticamente parlando, Bocchino è un Berlusconi in sedicesimo. Ne avesse il ruolo istituzionale e il denaro, farebbe altrettanto o quasi, perlomeno in camera da letto. Politicamente non so: continuo a ritenere sincera la svolta di Fli per la creazione di una destra moderna e non fascista, ma certo di cose disonorevoli da spiegare Fini e i suoi ne hanno tante (si pensi solo ai fatti del G8 di Genova). Non sia mai che un giorno, causa insuccesso elettorale, ce li ritroviamo di nuovo in camicia nera.
Parlare di donne e potere implica inevitabilmente parlare di Silvio Berlusconi. Non nego che, quando scoppiò lo scandalo D’Addario, fui molto perplesso in merito al comportamento dei media. Per me parlare troppo dei fatti privati di Berlusconi significava nascondere la terribile crisi economica e quindi celare al popolo i veri problemi del paese. A distanza di qualche tempo, riconosco che avevo torto (cosa che peraltro capita quasi sempre), ma non immaginavo che il quadro fosse così grave. Non ho parole per commentare lo squallore della vita privata di Berlusconi. Un presidente del consiglio che si circonda di personaggi disonesti e puttanelle è un pericolo per la nazione. Ma la colpa non è sua, bensì di chi lo vota. Gli italiani non hanno scusanti: chi non si oppone a Berlusconi è un individuo moralmente disdicevole come lui.
Notate le differenze tra l’immagine che Berlusconi vuol dare di sé e il vero Berlusconi.
La prima emerge nella lettera che Silvio Berlusconi ha spedito a uno dei suoi tanti scribacchini prezzolati (Giuliano Ferrara, uno che di delinquenti se ne intende essendo stato sodale di Bettino Craxi) e che è stata pubblicata oggi su “Il Foglio”.
Il Berlusconi irresponsabile e incapace emerge invece nelle intercettazioni pubblicate oggi su “La Stampa”.
Mi vergogno per lui.
Da http://www.ilfoglio.it/soloqui/10407
17 settembre 2011
"Io non mollo, caro direttore". Berlusconi scrive al Foglio
di Silvio Berlusconi
Caro direttore,
è vero, come Lei scrive, che il mio comportamento, così come descritto dai giornali in questi giorni, appare scandaloso. Ma il mio comportamento non è stato assolutamente quello che viene descritto ed io Le confermo, come ho già avuto modo di dirLe, che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi. E' invece, per fare un esempio, del tutto inaccettabile e addirittura criminale che persone che sono solo state presenti a mie cene con numerosi invitati siano marchiate a vita come “escort”. Mi dispiace anche, per fare un altro esempio, dei falsi pettegolezzi che sono stati creati grazie ai soliti brogliacci telefonici sulla signora Arcuri, che è stata invece mia ospite inappuntabile in Sardegna e a Palazzo Grazioli.
Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge. Da tre anni sono sottoposto a un regime di piena e incontrollata sorveglianza il cui evidente scopo è quello di costruirmi addosso l’immagine di ciò che non sono, con deformazioni grottesche delle mie amicizie e del mio modo di vivere il mio privato, che può piacere o non piacere, ma che è personale, riservato e incensurabile. Il problema però è che da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato. Ed è questo uno scandalo intollerabile da parte di un circuito mediatico e giudiziario completamente impazzito di cui nessuno sembra preoccuparsi e di cui nessuno si scusa.
Questo incommensurabile scandalo non riguarda solo me. Decine, centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio, senza alcuna remora sia quando si tratti di gente comune o di personalità della vita pubblica e di questioni di bottega domestica sia perfino quando si tratti di vicende che determinano lo status del Paese sulla scena internazionale. Non è mai successo prima.
Nessun uomo di Stato è stato fatto oggetto di una aggressione politica, mediatica, giudiziaria, fisica, patrimoniale e di immagine come quella a cui sono stato sottoposto io. È un trattamento inaccettabile, che si accompagna a una campagna di delegittimazione che punta a scardinare il funzionamento regolare delle istituzioni per interessi fin troppo chiari. La campagna si è intensificata quando ho vinto le elezioni per la terza volta, quando il sistema è stato semplificato e reso più trasparente in senso bipolare, quando si è capito che era alle porte una legislatura aperta alle riforme necessarie alla crescita di questo Paese e alla sua modernizzazione. Missione difficile per la quale ho cercato di mettere in campo gente nuova, estranea ai vecchi giochi dell’establishment, gente giovane e votata al “fare”. Questa campagna non è mai finita, si è nutrita di attacchi a me, al mio partito, ai miei uomini, ai miei ministri, alla generazione di giovani che ho promosso in politica, e si è sparso su tutti il magma eruttivo dello scandalismo per ridurre in cenere una alta popolarità e una grande speranza. Sfruttando ogni aspetto della mia vita privata e della mia personalità, cercando di colpirmi definitivamente con mezzi diversi da quelli della critica politica e della verifica elettorale.
Lei dice bene: Berlusconi è uno scandalo permanente, perché è scandalosa la pretesa di governare stabilmente un Paese con il mandato degli italiani, è scandaloso che un imprenditore rubi il mestiere a una classe politica fallimentare, è scandalosa la pretesa di fronteggiare la grande crisi mondiale con mezzi e con propositi diversi da quelli tradizionali. Ho presentato il mio governo alle Camere nel 2008 chiedendo uno sforzo comune per la crescita e proponendo una fase nuova e pacificata nella vita nazionale dopo le drammatiche divisioni del passato e l’imbarbarimento del linguaggio e dei metodi politici. Ho cercato di fare il mio dovere e di riunificare il Paese, come con il discorso di Onna il 25 aprile. Ho ammonito tutti, nel gennaio di quest’anno, sulla necessità di arrivare alla primavera-estate, mentre nuove regole e parametri incombevano sul sistema finanziario europeo e mondiale, con la più grande frustata della storia al cavallo dell’economia.
Non tutto quello che in politica si vuole è poi possibile ottenerlo, e non nego anche miei possibili errori. Ma l’obiettivo di distruggere un uomo politico e una leadership, usando mezzi impropri e di dubbia legalità, come ha fatto e fa il circuito mediatico-giudiziario, costituisce un tentativo che sa di profonda, radicale ingiustizia e che va combattuto per la libertà di ciascuno di noi.
Io non mollo, caro direttore. Per quanto lo spionaggio sistematico e l’accanimento fazioso mi abbiano preso di mira, e con me vogliano arrivare a pregiudicare l’autonomia e la sovranità del Parlamento e del popolo elettore, c’è ancora in questo Paese, in questa Italia che amo e che è stata divisa da una partigianeria senza principi, un’opinione pubblica, un insieme di persone e di gruppi leali allo spirito repubblicano, una maggioranza di italiani che non sono disponibili ad avventure e a nuovi ribaltoni decisi nei salotti, nelle redazioni e in certi ambienti giudiziari.
Il mio appello è a tutte le persone e le forze responsabili, e non deriva da interesse personale. È un appello in nome dei valori di libertà, di autonomia e di indipendenza dell’individuo di fronte allo Stato, un monito che viene raccolto ogni giorno da molti e il cui frutto sarà pronto per il giudizio dei cittadini quando si terranno, nel 2013, le prossime elezioni politiche.
Alcuni circoli mediatico-finanziari anglofoni mi hanno giudicato inadatto a governare l’Italia ma gli italiani sono stati di diverso parere, e ho dalla mia, dal tempo in cui entrai in politica, risultati che saranno scritti nei libri di storia. Saranno ancora una volta gli italiani, e poi gli storici, a dare il loro giudizio su un Paese in cui si fanno centomila e poi altre centomila intercettazioni ancora per devastare attraverso i media il lavoro quotidiano di chi ha avuto l’investitura democratica per guidare l’Italia in questi anni difficili.
Da http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/420593/
Politica
17/09/2011 - LE INCHIESTE: IL CAVALIERE AL TELEFONO
"Faccio il premier a tempo perso"
Festini a cavallo degli impegni istituzionali. E un giorno le ragazze salirono sull'aereo presidenziale
GUIDO RUOTOLO
INVIATO A BARI
Duecentosettanta pagine. Sono quelle che compongono il rapporto della Guardia di Finanza che ha raccolto intercettazioni e testimonianze sul presidente del Consiglio e sul mondo che ruota attorno a lui. Un Berlusconi che di sé dice: «A tempo perso faccio il primo ministro e me ne succedono di tutti i colori». E così quando deve disdire una serata organizzata, perché «devo andare a Milano», aggiunge rivolgendosi a Gianpi: «Venitevi a prendere un gelato». Ma Tarantini ne approfitta per imbucarsi sull’aereo presidenziale con tutte le ragazze. «Marysthell andiamo? Ti passo a prendere».
Tutte in volo
L’inchiesta barese sul giro di escort per il capo del governo,racconta tutto questo: vizi privati osservati dal buco della serratura delle stanze delle residenze del premier, Palazzo Grazioli, Arcore e Villa Certosa. La prima volta non si bada a spese. Per non deludere il Presidente. Accade tutto il 5 settembre del 2008. Silvio e Gianpi si sono appena conosciuti in Costa Smeralda grazia a un invito di Eva Cavalli. L’Ape Regina, al secolo Sabina Beganovic, chiede a Gianpi di portare ragazze che «ci stanno al gioco», a una serata a Palazzo Grazioli. Tre ragazze, Sonia Carpentone, Vanessa Di Meglio e Roberta Nigro. «Le tre donne - si legge nel rapporto della Guardia di Finanza - partecipavano alla cena e trascorrevano la notte a Palazzo Grazioli, ospiti del Presidente Berlusconi, ricevendo l’indomani mattina dallo stesso un corrispettivo in denaro». E’ vero, le tre partecipano.
Ma che fatica per Gianpi convincerle. Chi si è fidanzata e non vuole tradire, chi è a Parigi. E lui che deve pagare pure il volo Parigi-Roma... Commento il giorno dopo di Sabina, al telefono con Gianpi: «Io sono tornata a casa mia, alle dieci. Lui voleva che io rimanessi lì a dormire... però non ho fatto un cazzo perché lui non mi mischia con loro». E le tre ragazze? Una di loro, Vanessa Di Meglio confida a Gianpi: «Tutto a posto, tutto a posto. Le ragazze sono andate via alle sei... hanno fatto un bordello. Comunque tutto a posto, Io ho fatto colazione con lui». Gianpi: «Ti ha fatto un regalo?». Vanessa: «Sì ma loro hanno chiesto. Io non ho detto niente, non ho chiesto assolutamente. Lui mi ha detto: "Metti questo in borsa... mi fa piacere"».
Verbale di Vanessa Di Meglio: «C’erano molti invitati quella sera a Palazzo Grazioli. Riconobbi George Clooney, Eva Cavalli e altre personalità dello spettacolo. In tutto 25-30 persone. Al termine della cena, rimanemmo io e altre due ragazze. Il presidente del Consiglio si appartò con le altre due che poi mi vennero a chiamare. Io le raggiunsi in una camera da letto dove era presente anche il presidente del Consiglio. Ci furono degli approcci...». Se non ci fosse la bobina con la voce di Silvio Berlusconi inconfondibile, la trascrizione di quella frase suona come una bestemmia, un falso. E invece bisogna ricredersi. Per la cena del 23 settembre del 2008, chiede Berlusconi a Gianpi: «Che dici se chiamiamo anche Rossella che c’ha una ragazza che canta in Vaticano molto brava? Magari invitiamo anche Fabrizio Del Noce, il direttore della fiction della rete uno della Rai? Così sentono che c’è lì qualcuno che ha il potere di farle lavorare. Insomma hanno l’idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino. L’unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti... però hanno molto potere».
Nottata a quattro
Il vizietto del Presidente è la nottata a quattro, insomma con tre partner. Anche quella sera del 23 settembre. Mette a verbale Terry De Nicolò: «Delle ore ho dormito da sola e delle ore invece con queste due ragazze e Berlusconi... eravamo io, le due ragazze di Roma e Berlusconi». Che figura di ruffiana fa la europarlamentare Pdl Elvira Savino, al cui matrimonio partecipa Gianpi che si fa dare dal testimone Silvio Berlusconi il suo numero di telefono. Dunque Gianpi deve soddisfare una voglia di Silvio Berlusconi, quella di conoscere Carolina Marconi ed Elvira possiede il suo numero di telefono. Contatti, avances, proposte e alla fine accetta. Sms di Elvira a Gianpi: «Ci hai parlato?». Risposta: «Mi ha detto di sì». Gongola Silvio Berlusconi: «Ma domani sera che vorresti fare?». Gianpi: «Presidente io ho parlato già con Carolina e con Francesca. Loro vengono... in più ci sono.. queste due amiche che ho conosciuto molto carine». Berlusconi: «Posso portare qualche ragazza anch’io? Va bene combiniamo... faccio venire la musica... faccio venire Gemma per cantare ... Va bene? Facciamo alle nove e mezza...».
Che confusione la storia della Manuela Arcuri. A sentire Francesca Lana, la nottata a tre con Silvio Berlusconi non si realizza per una questione di contropartita. Scrive il rapporto della Finanza: «Manuela Arcuri e Francesca Lana, entrambe donne dello spettacolo, erano attratte dalla prospettiva, tracciata loro da Tarantini, di ottenere, prostituendosi, vantaggi per la propria carriera professionale (nel caso della Arcuri anche per il fratello) nel cinema e in televisione». Questa è la premessa. Tarantini promette a Manuela che avrebbe fatto la valletta per Sanremo. «A quello dovete fargli un bel numero, tu e la tua amica». Dice Gianpi a Francesca. Francesca ne parla con Manuela, che risponde: «Dobbiamo parlare di quella cosa a due. Minimo per quello ci deve... se dovessimo fare una cosa del genere... ci deve già avere il contratto firmato davanti...».
La firma mancante
L’11 febbraio del 2009 c’è una cena a Palazzo Grazioli. Il giorno prima Francesca riferisce a Gianpi: «Manuela dice che se non vede sto cammello, fino a quando non ha una certezza... non fa nulla per lui. Io le ho detto: "Manu forse dovrebbe essere il contrario, prima fai qualcosa per lui..."». Il giorno della cena. Gianpi: «... ma si era convinta, si era convinta un mese fa...». Francesca: «Sì ma le cambia da oggi da adesso a tre minuti poi ricambia idea». E dire che Manuela manda avanti proprio la sua amica Francesca (secondo la stessa Lago): «Frà però mo glielo devi dire del film, delle cose, è ora che gli parli». Risponde Francesca: «Ho capito Manu, ma non glielo posso dire alle quattro di mattina quando stiamo dentro il letto...». Il tira e molla finisce male. Il 18 febbraio del 2009, Berlusconi confida a Gianpi di essere «rimasto molto indignato per la volgarità espressa dalla Manuela Arcuri nel corso di una intervista rilasciata alle Iene, ritenendola cancellata».
Graziana Capone, la Jolie di Bari con Silvio Berlusconi, la notte del 28 settembre del 2008. Scampoli di conversazione tra lei e Gianpi, la mattina dopo. «Con chi stai mo’?, con le ragazze vicino?». Lei: «No. Io e lui e basta. Tutte le ha mandate via». Gianpi: «Ma è rimasto contento?». «Assolutamente. Io ho bisogno di dormire un po’, sono andata a letto tardissimo, a letto... ho dormito un’ora...». Tarantini: « Ti ha detto che ti dà una mano?». Lei: «Si, è stato lui, io zero...». E’ egocentrico Gianpi. Che chiede alla ragazza se Berlusconi ha parlato di lui. Graziana: «Mi ha chiesto da quanto tempo ti conoscevo... io ho detto un po’ di anni». Gianpi aveva confidato alla ragazza le sue aspirazioni di essere eletto parlamentare.
Nelle carte c’è il gallo Berlusconi che si compiace delle sue performances. «Stamattina mi sento bene, sono contento della mia capacità... di resistenza agli assedi della vita». Una sera è a cena in un ristorante milanese con giovani imprenditori. Racconta a Gianpi: «Ho preso otto numeri, ma ce ne erano di più... Russe, italiane e brasiliane. C’ho 8 numeri di donne nuove....». Anche Gianpi che non è da meno però è alquanto colpito dall’iperattivismo sessuale del Presidente. «Ma lei mi deve spiegare una cosa, ma alle donne lei cosa fa?». Risponde Berlusconi: «Come cosa faccio (ride, ndr)». Gianpi: «In tanti anni di amici, di frequentazioni che ho fatto, non ho mai visto uno che fa impazzire così tanto le donne, ma veramente... perché lei ora mi ha detto "è il mio sogno proibito" ho detto "basta, non dire più niente"». Berlusconi: «omissis... va bene senti allora ci mettiamo d’accordo...».
Prostitute per il principe
Non è poi vero che la macchina non si inceppa, qualche volta. Gianpi vuole strafare come è suo solito. Voleva organizzare una serata con ragazze nuove. Berlusconi fa presente che è molto stanco: «Voglio fare il bravo perché non posso più andare avanti.. mi devo riposare un po’ di più perché sono veramente molto stanco. Ci sentiamo... facciamo una cosa... che mettiamo una cosa che è novità e basta?». Tarantini: «Bravo mescoliamo un po’ quelle, quelle che abbiamo già. come deve chiuderne alcune ancora, dico ne deve concludere alcune, quelle due, tre che sono rimaste..». I tentativi di Gianpi alla fine vanno in porto. C’è un permaloso Berlusconi che affiora negli affari di famiglia con Gianpi Tarantini. L’intervista alle Iene di Manuela Arcuri porta il presidente a troncare ogni rapporto con l’attrice.
Berlusconi non vuole che le sue donne lo scavalchino. Così quando capisce che la giovane Carolina Marconi ha preso contatti con Fabrizio Del Noce s’arrabbia perché non l’ha interpellato. Con una valanga di intercettazioni, di testimonianze, di serate per il Principe, anche la storia di Patrizia d’Addario, che pure sembrava portatrice di sconquassi, alla fine è diventata una tra le tante squallide storie di reclutamento di prostitute per il Principe. Gianpi Tarantini sperava di avere un suo tornaconto che si chiamavano Finmeccanica e Protezione civile. E poi di mettersi in affari con Roberto De Santis negli appalti nel settore dell’energia. Sono appena due mesi che Gianpi organizza le seratine per il presidente. Berlusconi ricambia il 13 novembre: «Sono in macchina con il sottosegretario Bertolaso, te lo passerei così vi metterete d’accordo direttamente...».
E già che ci siamo, perché non proviamo con Finmeccanica? Chiede Gianpi a Enrino Intini, l’imprenditore: «In che rapporti stai con Guarguaglini? Bene? Vallo a trovare stamattina...». E poi gli appalti per l’Aquila e gli agganci con le aziende satelliti di Finmeccanica. Ma pare di capire che questa parte dell’inchiesta è stata stralciata. «Devo purtroppo partire per Milano perché mi è successo un guaio su là: devo essere domani mattina prestissimo e poi l’aereo c’è solo stasera, quindi purtroppo ho cambiato tutti i programmi e parto per Milano. Se tu credi di poter arrivare qui adesso e che vi offro che so un gelato».
Vita da presidente
Vita da presidente, ogni tanto. E Silvio Berlusconi deve partire d’urgenza. Scrive la Finanza: «In questo frangente Tarantini dimostrava di saper trarre il massimo vantaggio anche dalle situazioni apparentemente a lui sfavorevoli, proponendo a Silvio Berlusconi di volare tutti insieme sull’aereo presidenziale, dicendo che le ragazze che aveva reclutato abitavano a Milano e facendo credere che lui aveva un impegno di lavoro in città, l’indomani mattina». Tarantini: «Sennò veniamo insieme a lei a Milano (risata). E poi rivolgendosi a Marysthell Polanco e a qualcun’altra che si trova con il gruppo: «Andiamo a Milano ora vi va? Con l’aereo con lui». Le sue interlocutrici rispondono di sì. Gianpaolo poi comunica al Presidente: «Va bene, se ci dà mezz’ora, il tempo di fare la valigia, veniamo». Giunti con l’aereo presidenziale a Milano, saltata la possibilità di passare la serata in compagnia del Presidente Berlusconi, Gianpi Tarantini (sempre secondo la Guardia di Finanza) «trascorreva la notte al Principe di Savoia di Milano in compagnia di Maria Esther Garcia Polanco».
NOTE:
(1): Cfr. http://www.corriere.it/politica/11_settembre_16/italo-mi-tradiva-senza-rispetto-la-carfagna-tre-anni-di-dolore-angela-frenda_10f83cd0-e045-11e0-aaa7-146d82aec0f3.shtml